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La semplicità è la capacità di vivere qualsiasi cosa in modo essenziale


"Dopo aver visto un video di Krishnamurti, che è un commento ad un suo pensiero sulla semplicità.
Mi sono interrogato sul significato di questa parola per me.
Ho sentito che è una parola essenziale, la parola semplicità.
Perché esprime un modo di essere, un modo di vivere,
un modo di stare con se stessi e con la propria vita,
con tutte le cose, le persone, le situazioni.
La semplicità la collego ad un'altra parola molto importante: libertà.
Non si può essere liberi senza essere semplici, e non si può essere semplici senza essere liberi. Almeno questo è ciò che sento.
Semplicità non vuol dire non poter anche godere di situazioni articolate o complesse.
Non significa rinunciare a oggetti anche lussuosi.
Ma è determinante il modo in cui tutto ciò viene vissuto, sia le situazioni complesse, sia gli oggetti che hanno valore, come una bella macchina o un buon impianto hi-fi.
La differenza è poterli vivere senza costruzioni mentali, senza farli diventare necessari per la propria vita.
Gustandoli per quello che offrono, anche come possibilità di gioco.
Ma sentendo anche che, pur non avendoli, è possibile restare nella semplicità.
Perché la semplicità è la capacità di vivere qualsiasi cosa in modo essenziale.
Credo che la semplicità non vada d’accordo con i mille ragionamenti, con le razionalizzazioni, con le complicazioni mentali.
I famosi “pipponi mentali”, per cui tutto deve essere interpretato, tutto deve essere codificato, tutto deve avere significati speciali.
E se invece togliamo proprio l’idea che le cose debbano avere un significato,
che cosa resta?
A mio avviso resta la semplicità.
La semplicità di poter vivere le cose, di poterle avere, e la semplicità di poterle non avere.
Averle o non averle non cambia nulla.
La semplicità è uno sguardo verso il mondo,
verso se stessi, che non è uno sguardo intellettualizzato.
Si vive la cosa per quello che è.
Non è facile. Anzi, è proprio una via. Una via da percorrere.
Rendersi conto di tutti gli orpelli mentali che mettiamo sulle cose,
sulle persone, su ogni avvenimento della nostra vita.
Questo sguardo permette di vivere l’intensità
anche solo stando seduti in mezzo all’erba,
in una dimensione minimale.
Oppure la semplicità consente di salire a bordo di una macchina potente e sentire semplicemente il piacere dell’accelerazione.
Tutto lì.
Ma quel piacere non è dato dall’oggetto, né dal filo d’erba,
ma dalla posizione coscienziale in cui ti trovi mentre vivi quell’esperienza.
Prendere quello che c’è per come c’è, senza metterci significati speciali.
Forse è proprio questo il segreto.
Non mettere significati speciali su ogni cosa.
Ogni cosa ha un suo sapore. Cogliere quel sapore.
La cosa può svanire, il sapore resta.
E il sapore è ciò che ti fa comprendere le cose.
Ne determina il sapere.
So perché vivo l’esperienza, non perché la penso.
Non perché costruisco sopra di essa ragionamenti e strutture mentali.
È un grande allenamento.
Potrei, scherzando, chiamarlo lo yoga della semplicità.
Secondo me vale la pena provarci, e vedere cosa cambia
se riusciamo a stare nelle cose per come sono."

da un video di Roberto Maria Sassone


 
 
 

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