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Le Costellazioni Familiari non "risolvono" problemi

Le Costellazioni Familiari non sono, e non sono mai state, una soluzione ai problemi delle persone. Spesso chi, le prime volte, chi si avvicina, non conoscendo il metodo e avendone sentito solo parlare spesso in modo approssimativo, lo fa con una richiesta implicita: mi togli questo problema così posso continuare a vivere come sempre? Ma voler eliminare un problema senza mettere in discussione il proprio modo di vivere è solo un’altra forma di fuga. Il passaggio piu importante è ascoltare ciò che quel dolore sta indicando e allinearsi ad una direzione piu profonda, e quindi non è aggiustare ciò che fa male.

Ma lo sappiamo, "cambiare" fa paura, perché significa perdere il controllo, lasciare le difese e soprattutto smettere di raccontarsi le solite storie. Spaventa una vita autentica, dove non si dirige più tutto con la mente e ci si lascia guidare da qualcosa di sconosciuto.

Così, a volte, è più facile restare nel conosciuto e nei problemi. Perché il cambiamento profondo somiglia a un terremoto, scuote ciò che è falso e lascia in piedi solo ciò che è essenziale. E ovviamente questo passaggio richiede coraggio.

Vivo sempre di più atto delle costellazioni come un movimento devozionale, che permette di entrare in un ascolto profondo e anche sacro, del Campo*, quello spazio invisibile e vivo che il facilitatore non dirige ma custodisce, affinché la Verità che chiede di manifestarsi possa mostrarsi ed essere accolta anche quando è scomoda e quando disarma.
L'atto delle costellazioni, è un processo di osservazione, è come osservare i fatti da un nuovo punto di vista, questo nuovo punto di vista permette di darsi la possibilità di disidentificarci da essi, vederli senza diventarli.

In questo presente, il tempo di chi come me, facilita questo spazio, chiama sempre più a metterci al puro Servizio di una Forza** più grande.

Per questo riconosco come essenziale quell’atteggiamento interiore che apre una costellazione, lasciare che in pochi istanti riveli l’essenziale e poi chiudere. Senza troppe spiegazioni, senza eccessive interpretazioni, senza troppi commenti, perché spesso è proprio la mente che vuole analizzare, capire, perdendo così l’atto della comprensione che invece arriva dal e nel Cuore. Quel luogo, non luogo dove c’è silenzio e una presenza palpabile, quasi materica. Perché ciò che è stato visto continua ad agire in uno Spazio molto profondo dove le parole non arrivano. Come insegnava Bert Hellinger:

«Chi si inchina davanti a ciò che è, trova la pace.»


*Secondo Rupert Sheldrake, il Campo (che lui chiama più precisamente campo morfico o campo morfogenetico) è una struttura invisibile di informazione che organizza la forma, il comportamento e lo sviluppo dei sistemi viventi, dagli organismi biologici ai gruppi sociali, fino ai modelli di pensiero e di relazione.

Non si tratta di un campo materiale, ma di un campo di memoria: una sorta di archivio vivente in cui ogni esperienza lascia una traccia e diventa disponibile per altri sistemi simili attraverso ciò che Sheldrake definisce risonanza morfica.
Cosa significa quindi a livello più pratico?

  • ciò che è stato appreso o vissuto una volta tende a diventare più facile da apprendere o rivivere altrove
  • i modelli si trasmettono non solo geneticamente, ma anche attraverso questo campo informativo condiviso
  • ogni individuo è influenzato dal campo della specie, della famiglia, del gruppo a cui appartiene

Possiamo quindi osservare il Campo come un principio organizzatore reale, anche se non ancora misurabile con gli strumenti scientifici tradizionali, mi piace immaginarla come una matrice invisibile che connette, informa e orienta la vita.


**Quella Forza di cui parlo non è un concetto teorico, ma è un’esperienza diretta. Le tradizioni mistiche la nominano in modi diversi, Spirito, Sé, Presenza, Tao, Brahman, Amore, ma indicano una realtà condivisa, un principio vivente che precede l’io e lo contiene.

È l’Intelligenza che muove la vita prima che la mente la interpreti.

Ci sono tante figure che hanno parlato di questa forza, in particolare vorrei condividere tre Maestri che per me sono fonte di grandi insegnamenti e che attraverso le loro vite raccontano e vivono questa Forza. Bert Hellinger, Ramana, E. Tolle. Per Hellinger questa forza è lo Spirito che muove tutto. Non è personale e non giudica. È ciò che, muove i destini familiari, ristabilisce l’ordine nascosto, conduce verso ciò che è intero.
Quando si è allineati a questa forza, diceva, le cose giuste accadono senza sforzo. Quando ci opponiamo, nasce la sofferenza.

Ramana non parlava di una forza esterna. Diceva: ciò che cerchi è ciò che sei.
Per lui questa forza è il Sé, la coscienza pura che esiste prima di ogni pensiero. Non va creata né invocata, va riconosciuta togliendo ciò che non è vero. Tolle la chiama Presenza. È lo stato in cui, la mente tace, il tempo lineare scompare e resta solo l’Essere. È ciò che rimane quando smetti di identificarti con la voce mentale.

Ecco cosa le Costellazioni mi hanno insegnato e insegnano ogni volta, che il cambiamento profondo arriva quando smettiamo di voler controllare, capire o analizzare tutto. È in quello spazio del cuore, nel suo silenzio, nell’ascolto del Campo e nell’affidarsi a una Forza più grande che possiamo osservare i fatti senza identificarci con essi, accogliere ciò che ci spaventa e permettere alla vita di riorganizzarsi secondo l’ordine nascosto.

Per andare incontro alla verità, lasciando emergere ciò che è davvero essenziale.
E da qui lasciar emergere quelle grandi montagne, quell'altezza, quel fuoco che arde con bellezza senza tempo e confini.

con te,
Federica


N. Roerich
N. Roerich

 
 
 

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