Riflessioni condivise su 3D,4D,5D
- Federica Ronchi

- 6 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Vorrei condividere con voi una riflessione su un tema di cui spesso si parla, che negli anni ha richiamato la mia attenzione e che oggi sta sempre più prendendo forma.
Che cosa sono quelle che vengono spesso chiamate terza, quarta, quinta dimensione?
Sono modalità di relazionarci alla realtà, linee spazio temporali che si possono manifestare anche nello stesso giorno, addirittura nella stessa ora del giorno, non sono “luoghi energetici” in cui si entra e si rimane, non sono traguardi in cui si riceve “un diploma” entrando in una specie di pace permanente, nell’assenza di sforzo e nell’abbondanza. Non credo esista una scala in cui alcuni esseri umani sono in quinta dimensione e altri bloccati in terza dimensione.
Più vado avanti con la ricerca più capisco che non esiste nessuna forma di risveglio che ci tolga dall’essere umani.
Quella che viene chiamata la terza dimensione penso sia molto radica nella coscienza di sopravvivenza, in cui l’identità si costruisce attorno a protezione, bisogno, paura, controllo, status e continua validazione esterna. Non è qualcosa di sbagliato o negativo. È ciò che abbiamo sviluppato per sentirci al sicuro, accettati e per dare un senso a un mondo apparentemente caotico. La maggior parte di noi ha vissuto li a lungo e ancora ci vive.
Quella che viene definita la quarta dimensione trovo essere un centro più scomodo. Perché è quel momento dove sorgono le domande. Le vecchie credenze iniziano a traballare e quelle nuove non sono ancora radicate. Si comincia a vedere la vita attraverso sistemi, narrazioni e condizionamenti, ma non si sa ancora cosa li sostituirà. Qui spesso emergono confusione, frustrazione, ego spirituale, ossessione per la “verità” e oscillazioni emotive. È uno stato di transizione. Può essere a volte caotico e solitario. Ma anche molto stimolante.
Quella che molti chiamano quinta dimensione non è una beatitudine costante. Mi piace vederla di più come un’integrazione radicata.
Sono quei momenti in cui si smette di lottare contro la Realtà. Si passa dalla reazione all’accettazione.
Continuando a percepire l’ampia gamma delle emozioni inferiori e superiori ma non permettendo loro di governare più il sistema psico biologico.
La compassione diventa una via più naturale di essere nel mondo. Il servizio non riguarda il salvare gli altri, ma l’essere più fermi nella propria Presenza. Il senso di scopo non è grandioso, ma incarnato nelle cose più semplici e piccolo, nel modo in cui si tratta le persone e nel modo in cui ci si presenta all’esterno.
Il Risveglio non rende la vita senza sforzo, anzi la rende più Reale. Si diventa più sensibili, più responsabili, più consapevoli del proprio impatto. Non è possibile bypassare il dolore con la positività.
Non esiste “un’alta frequenza” permanente in cui nulla di difficile ci tocca. Esiste solo una capacità sempre maggiore di restare Presente quando la vita si manifesta.
Ecco allora che oggi credo che il vero cambiamento non sia l’ascensione. Ma è sempre di più e meglio l’incarnazione, quello stato che in inglese viene chiamato embodiment, parola molto usata oggi e spesso incompresa.
Per me ha molti significati questa parola, incarnazione, provo ad elencarne alcuni: passare dalla reazione inconscia alla scelta consapevole, dal delegare l’autorità fuori all’assumersi la responsabilità della propria bussola interiore, dal bisogno di etichette e identità alla fiducia nell’esperienza diretta, dalla ricerca di una via di fuga all’imparare a STARE qui, pienamente, senza armature.
La verità non gonfia l’ego, anzi lo rende più umile. La vera evoluzione ci avvicina e non ci separa dagli altri.
E il risveglio non riguarda l’abbandonare questo mondo, ma finalmente l’arrivare totalmente in esso.
Buone riflessioni e discernimento!
Con voi,
Federica
Nel foto il Gange a Varanasi, la città simbolo della morte e della rinascita, la sua intensità e densità risveglia, scuote, l’odore della fine è ovunque, impregnata nell’aria e nei vicoli più oscuri. E l’unico modo (per me) per attraversarla è essere Presente. Totalmente.




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